Post-populismo in forma libera

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Alle porte dell’anno 2020, in una società democratica occidentale esistono due categorie di cittadini: la prima, che, al fine di ottenere qualcosa per sé e andare avanti causa la crisi, è pronta a tollerare tranquillamente un pensiero unico verticale, un nichilismo in senso antropologico e consumista, e uno smantellamento dell’orizzonte sociale; e la seconda che, non affatto convinta della linea offerta dalla moderna cultura dominante, ritiene legittimo un esercizio del pensare. – E quindi nasce una scelta originaria fra “tollerare” e “riflettere”: ovvero, fra l’essere “soggetti” al mondo o l’essere “partecipi” di esso. Fra persone “passive”, cui tutti i cambiamenti sociali individualmente accettano con indifferenza, e persone “attive”, che mostrano esercizio condivisivo trans-egocentrico nella critica, nel dubbio, nella resistenza.

Tale seconda categoria di cittadini matura, attraverso intima esperienza, un’idea sociale. Ed ogni idea sociale ha le sue inclinazioni politiche: possono essere conservatrici o progressiste; di destra come di sinistra; moderate o radicali; civiche od oltrepoliste. – Consideriamo, ora, l’idea sociale come esercizio generale. – L’esercizio generico dell’idea sociale (come concetto).

Mettiamo, in forma sperimentale, al fianco del concetto “esercizio all’idea sociale” un altro concetto: “il sindacato cittadino a tutela della comunità e del territorio”. Che, racchiudendo necessità sociali, economiche ed ambientali, chiameremo “pro-local”. – Da questa unione di elementi dobbiamo dimostrare che è possibile un passaggio culturale dal vuoto delle parole politichesi (populiste od anti-populiste) alla responsabilità civile post-populista. – Localista e sociale. E giacché idea partecipe al mondo, interlocalista e sociale.

PERCHÉ QUESTO PASSAGGIO? – “Perché nessuno dovrebbe imporre ai singoli di chiudersi in se stessi, ma proprio questi devono civilmente interagire con il mondo che li circonda”: comprendendo che più alcune aree di territorio vanno indietro in periodi di crisi e più l’individualismo amorale crea l’avanzare di una situazione solo negativa; e non certo delle soluzioni. – Ed è proprio tale individualismo che fa conseguire il familismo amorale e il terreno utile a favore del lassismo e del pensiero unico. – O detto in termini più elementari: “Se nella vita non ti assumi almeno un minimo di impegno sociale, come fai a dire piove-governo-ladro?”

Ecco alcuni estratti di un articolo pubblicato su AcquavivaNet il 17 agosto 2016: “Ritengo (esprimendosi l’autore, nella circostanza, in prima persona) che centrodestra e centrosinistra, più altre possibili realtà, debbano promuovere – ognuno per la propria fazione – un laboratorio politico giovanile che si preoccupi del basso, del sociale, dell’iniziativa a chilometro zero, della piccola imprenditoria, della trasparenza amministrativa e dell’educazione all’onestà, all’etica e al senso civico. (…) Un’idea pro-local: un sindacato di strada dei cittadini. E fra le città, reti di nuclei pro-local… Perché la politica, per essere utile alla società, deve partire dal basso e dall’attenta analisi delle singole situazioni locali.

E in una visione populista come anti-populista. Che può essere di destra come può essere di sinistra. – “E che vede nei think-tank giovanili, o del mondo civile, il suo sviluppo”. E nei giovani la nuova classe dirigente. – Perciò: o si muove la politica, fra populista ed anti-populista, o si muove la società civile”.

ESPRESSO CIÒ, si ottiene una definizione di via post-populista.

MA COSA PUÒ INTERESSARE AI GIOVANI? – “I giovani sono talmente circondati oggi da suoni, immagini, parole vuote, che a loro sembrerà di essere circondati, ogni attimo, unilateralmente e puntualmente, dal nulla. – Eppure ogni giovane, però, non può fare a meno di esprimere. – Esprimere comunicazione. E ogni individuo non può fare a meno di enunciare quella parte di verità sociale che gli appartiene e che i grandi mezzi non enunciano.

Ma viviamo, purtroppo, in un mondo dove la comunicazione che conta, compresa quella politica, risulterebbe un colossale misto “unilaterale” di suoni, immagini, frasi fatte, gossip. E la cosa che deve farci riflettere è la possibile assenza di contenuti logici, di idee sincere, e di vere ricerche di soluzioni”.

I giovani sono liberi di leggere il presente messaggio e di giudicarlo per proprio conto. È come un calcio di rigore: o è rete o non lo è. O scelgono il nulla o vanno verso qualcosa.

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