Acquaviva: Il poeta Giuseppe Milella e il mondo dei giovani. Riflessione e poesia.

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IL POETA ACQUAVIVESE IRROMPE SU INFORMALIBERA. – “Analisi sul mondo dei giovani e l’importanza di riscoprire valori, pensieri, e poesie, nel proprio vivere quotidiano”. – Mi è stato proposto di fare un’analisi sui giovani d’oggi: e con grande piacere, dal mio personalissimo punto di osservazione, cercherò di tracciare un profilo; il più possibile obbiettivo e corrispondente alla realtà.

“I giovani sono la VITA, la GIOIA della società in cui viviamo. Sono la ricchezza del nostro FUTURO, i giovani… SONO IL FUTURO!”

Bisogna sempre fare molta attenzione, quando si parla di giovani, a non passare subito alle generalizzazioni: quindi, in base alle varie realtà culturali e sociali nei quali essi vivono. Tuttavia, si possono constatare dei tratti comuni nella psicologia e nella sociologia dei giovani del mondo intero. Il peso del modello economico del liberismo, della globalizzazione, dei cambiamenti nella coppia e nella famiglia, delle rappresentazioni della sessualità, l’impatto della musica, della televisione, del cinema e di Internet influenzano e unificano considerevolmente la mentalità giovanile di quasi tutti i paesi.

I giovani sono aperti, disponibili e generosi. Nella maggior parte dei casi non sono più prigionieri delle ideologie, come le generazioni precedenti. Aspirano a rapporti autentici e sono in cerca della verità, ma spesso non trovandoli nella realtà, sperano di scoprirli dentro di sé. Un simile atteggiamento talvolta li predispone a ripiegarsi sulle proprie sensazioni e sull’individualismo: mettendo al proprio servizio i legami sociali e il senso dell’interesse generale. Anche se il contesto sociale talvolta non li aiuta a sviluppare una vera e propria dimensione spirituale, sono pronti a impegnarsi per alcune grandi cause.

Ognuno di loro ha bisogno di essere se stesso per seguire un percorso di vita autonomo. I giovani in questione possono essere abbastanza inseriti socialmente nel campo degli studi o in un’attività professionale, oppure possono trovarsi in situazioni professionali o personali assai precarie: disoccupazione, instabilità psicologica, comportamenti indiscriminati, e numerosi problemi della vita.

Spesso hanno bisogno di essere sostenuti quando si trovano ad affrontare la realtà con le difficoltà che comporta: ed ecco che bisognerebbe dare loro delle opportunità di sbocco lavorative e professionali al fine di perseguire un loro percorso di vita autonomo e senza avere l’esigenza di essere aiutati e sostenuti dai loro familiari.

I giovani dovrebbero poter esprimere pienamente le loro potenzialità, elasticità mentale, capacità innovativa e voglia di collaborare tra di loro e con gli altri, e per quanto riguarda la nostra Nazione, l’Italia, non devono essere costretti ad emigrare all’estero per trovare sbocchi lavorativi stabili che dia loro la possibilità di poter sperimentare in base alle proprio percorso e conoscenze universitarie.

Una Nazione o una società con pochi giovani e con “ cervelli in fuga” è una Nazione più povera e più arretrata: a questo punto nell’organizzazione del “sistema”… dello Stato o della Società vi è un qualcosa che non funziona.

Ma i giovani di oggi sono come le generazioni precedenti: capaci di generosità, solidarietà, e dedizione, se sono motivati da una causa; ma hanno meno riferimenti e senso d’appartenenza dei loro predecessori. Prendono i loro punti di riferimento un po’ dappertutto per poi sperimentarli nel loro modo di vivere.

La società in cui viviamo ha un bisogno viscerale dell’apporto e del messaggio dei nostri giovani: che devono essere liberi da preconcetti ed ideologie. Ma aventi il coraggio di portare avanti le proprie idee, anche di natura controcorrente o attraverso un percorsi in salita: ma sempre consci dei propri mezzi. E la buona fede con lo sguardo rivolto al futuro.

Ma l’essere giovani può risultare molto difficile: ciclicamente ogni generazione di giovani ha avuto le proprie difficoltà di base, materiali e psicologiche. Ma la giovinezza è uno dei periodi più belli della nostra vita: è il tempo a cui ogni uomo e ogni donna volge volentieri lo sguardo indietro, con la nostalgia negli occhi per quegli anni ormai lontani, eppure così vivi di ricordi felici. Essere giovani significa essere sognatori: non c’è gioventù senza illusioni. Molti scrittori e poeti, di ieri e di oggi, si sono occupati di questo tema. È difficile trovare qualcuno che abbia disprezzato la giovinezza; anche il poeta pessimista per eccellenza, Leopardi, considera la giovinezza l’età dei sogni; delle illusioni; delle speranze; la “primavera” della nostra vita. È con il passare del tempo e il sopraggiungere dell’età matura che tutto ciò scompare e la realtà si mostra all’uomo sempre più ostile: e diventare adulti significa perdere la capacità di sognare e diventare. Diventare, quindi, infelici? Penso che nella società in cui viviamo sia difficile per un adulto illudersi: perché noto che si mira alla dura concretezza, coi ritmi di vita sempre pressanti. Ma, come dice Leopardi, è la memoria che riporta l’uomo al fanciullo di ieri: anche se per pochi attimi, il sogno sopravvive grazie al ricordo. Ma il problema è che ci sono oggi molti giovani che non sanno sognare o è la società nella quale viviamo che non permette loro di farlo… che è diverso. Prima il sogno nel cassetto era qualcosa di prezioso, di intoccabile, un obiettivo da raggiungere ad ogni costo. Molti giovani abbandonano facilmente i loro sogni e le loro passioni perché condizionati dalla crisi dilagante nella società e, di conseguenza, in ogni famiglia. A volte anche i genitori (noi genitori… anche io lo sono ) influenzano le scelte dei figli: perché proiettano in loro quello che non sono riusciti a diventare. È sicuramente vero che la situazione attuale spaventa i giovani che non riescono a vedere avanti a sé un futuro chiaro e promettente; ma un mare nebbioso pieno di insidie. Un modo per affrontare la situazione ci è proposto dalla figura di Esterina, protagonista di una lirica di Montale: “Falsetto”. “Non turbare di ubbie il sorridente presente”, scrive il poeta: non abbiate cioè fretta di crescere… Se siete giovani, restate giovani. Sognate, vivete liberi, spensierati, senza alcun condizionamento. Esterina è simbolo della vita che si realizza: è così gaia e così giovane che il futuro non la spaventa, anzi ella si alza ed avanza sul ponticello. Esita un po’… ma subito dopo sorride e decide di tuffarsi nel mare della vita, pur consapevole delle tempeste che la potranno colpire. Ecco, tutti i giovani d’oggi, nonostante sia difficile, dovrebbero continuare a sognare e, quando sarà arrivato il momento, avere il coraggio come Esterina di vivere quanto il mondo.

Non è né difficile né raro sentire affermare – forse un po’ troppo semplicisticamente – che essi non hanno valori che li sostengano e li guidino, o non nutrono ideali che li facciano impegnare responsabilmente, o non si prefiggono mete elevate da raggiungere; soprattutto se richiedono sacrificio. Insomma, i giovani di oggi non coltiverebbero interessi validi né per se stessi né per gli altri: in quanto sarebbero privi di valori morali veri.

A questo punto, però, sembra opportuno chiedersi se sia davvero così. E, soprattutto, domandarsi: quali sono i valori che i giovani di ieri avevano e che i ragazzi di oggi dovrebbero avere e non hanno? Quali sono gli ideali che hanno fatto sognare e vivere la generazione di ieri e di cui l’attuale generazione sarebbe priva? Quali sono gli interessi che hanno animato i giovani dei decenni passati e che il giovane dei nostri giorni non apprezzerebbe?

Sforzarsi di trovare lealmente risposte a questi interrogativi è di grande importanza per il bene sia dei giovani e sia dell’intera società. Infatti, il futuro delle società e il destino di tutta l’umanità sono strettamente connessi alle scelte dei giovani; da cui dipendono inevitabilmente. Entrare in contatto con i giovani, però, non è sempre facile: soprattutto quando essi sono sommersi da messaggi, che li spingono verso visioni incerte e superficiali della morale.

Per ottenere qualche risposta credibile, allora, è necessario in primo luogo decidere che cosa sono i valori morali e qual è la loro funzione. Ora, si possono considerare “valori morali” tutte quelle regole, quei principi e quelle linee di condotta, che consentono a ciascuno di progettare la propria esistenza, di stabilire le proprie priorità, per compiere le scelte individuali ritenute appropriate al proprio progetto di vita. Questo, in verità, vale per tutti e per ogni età: ma è maggiormente importante per i giovani. I quali, man mano che crescono, debbono affrontare le difficoltà di un mondo che spesso non conoscono bene e per cui debbono possedere validi punti di orientamento che li illuminino nel fare le scelte giuste.

Quando, però, si va ad individuare quelli che debbono essere i “punti di riferimento” fondamentali e i “valori” veri, nasce il bisogno di capire quali sono le responsabilità e il ruolo degli adulti in tutto ciò. Infatti, non possiamo pensare di cambiare la cultura o d’influire sulle persone, se non ci impegniamo noi stessi nel dare testimonianza sicura di quei valori, che richiediamo che ci siano e che vogliamo che gli altri condividano e facciano propri. Gli adulti, quindi, non possono pretendere dai giovani una testimonianza di vita morale, senza avere prima essi stessi sviluppato e testimoniato un proprio modo di vivere morale degno d’essere presentato alle nuove generazioni.

Ora, non c’è dubbio che alle nuove generazioni si cerca di dare (o, in alcuni casi, almeno di suggerire) sin dalla prima infanzia un indirizzo etico: perché è stata sempre riconosciuta l’importanza per ogni uomo di vivere secondo un comportamento degno della natura umana. E da sempre ci si è resi conto che la vita dell’uomo non può essere ridotta ai soli bisogni del corpo (magari da soddisfare con ogni mezzo), e all’inseguimento del benessere materiale (magari da raggiungere sempre e a ogni costo). L’uomo, infatti, è dotato anche di ragione e di spirito, per cui, in quanto essere umano, è prima di tutto capacità di ragionare e di decidere cosa fare, per vivere in maniera piena la propria esistenza e convivere con gli altri in condizioni serene. È grazie alla ragione esercitata nella vita quotidiana che nasce e si sviluppa in ciascuno il senso di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, cioè: l’idea di bene e di male. Quindi, conquistare forti valori morali a cui ispirarsi nell’agire quotidiano significa compiere un percorso, mediante il quale, giorno per giorno, attraverso anche fallimenti e afflizioni, si giunge a capire quello che per ciascuno è veramente importante e pieno di significato per la vita propria e quella degli altri.

Ovviamente questo percorso non viene compiuto nell’isolamento né viene realizzato nel chiuso del recinto della propria individualità. Non si nasce da soli, non si cresce da soli, non si vive da soli. L’uomo è un essere sociale: e sono proprio le persone che lo circondano che influenzano la sua strada e gli indicano la via che potrebbe seguire: sono le persone più vicine che, inevitabilmente, influenzano la scelta di quelli che saranno i valori di ciascuno. Quindi, è innanzitutto dalla famiglia che giungono le prime e più importanti informazioni. Una famiglia, fondata sull’altruismo generoso e quotidianamente alimentata dal senso di donazione gratuita, comunicherà ai suoi membri certamente i valori della corresponsabilità, della complementarietà, della dedizione, della generosità; una famiglia, invece, fondata sull’egoismo, preoccupata solo per i propri problemi e attenta esclusivamente al raggiungimento dei propri interessi, non potrà che inviare messaggi d’assoluta indifferenza per gli altri e infonderà sentimenti d’insensibilità, di ostilità e di cinismo morale. All’azione della famiglia seguirà l’opera della scuola. Se nella vita della scuola ci sono operatori professionalmente preparati, umanamente pronti a intuire i problemi dei giovani e capaci d’indicare loro nobili traguardi, da raggiungere con sistemi onesti, certamente vengono gettati semi di rettitudine umana e di sana solidarietà: i quali, sviluppandosi, creeranno futuri uomini adulti maturi, che sapranno separare ciò che è buono da ciò che è cattivo. Infatti, quando il giovane, a suo tempo, s’inserirà nella vita della società. porterà in essa le idee rette, i principi sani e i valori morali, ch’egli ha acquisito e fatto propri, e arricchirà così tutti quelli che lo circondano a livello culturale; morale; politico; religioso.

Un compito non facile, che hanno dovuto affrontare anche i “giovani di ieri”. Ma forse con una differenza notevole: oggi, infatti, messaggi pubblicitari e società esterna hanno assunto un’influenza maggiore che in passato. Attraverso internet, i social media, la televisione. Ma è comunque importante che i giovani acquisiscano una morale, e non sottovalutino il ruolo che debbono svolgere: è nella loro buona condotta che si nasconde la speranza del mondo; un futuro morale degno dell’uomo dipende solo da loro. Infatti, i comportamenti di oggi segneranno fortemente il domani. Il problema è che a volte non sono solo i giovani a non avere valori morali, ma hanno le loro responsabilità anche i “grandi”.

Il mondo dei grandi da una parte si dice preoccupato, dall’altra isola i ragazzi e ne frustra creatività e voglia di rischiare contribuendo a creare il disagio giovanile.

I giovani senza lavoro, i giovani senza ambizioni, i giovani senza valori, i giovani senza futuro. Sono davvero così le giovani generazioni?

Da una parte, gli adulti si dicono preoccupati per i giovani che non hanno futuro nel lavoro, nella società e che non possono avere speranze di rendersi autonomi al fine di trovare una propria strada; dall’altra li si isola, li si protegge, per confinarli fuori dall’universo del lavoro, senza nessuna concessione, frustrandone creatività e voglia di rischiare.

È in questo contesto che vediamo i giovani sempre più “parcheggiati” in infiniti anni di studi o di anni di lavoro instabile ed interinale, con difficoltà a mettere in pratica un progetto di lavoro o di famiglia se ne avessero il desiderio… E non resta che la simulazione della vita: si naviga senza viaggiare, si gioca a pallone con un computer, si dialoga senza mai incontrarsi. E intanto si brucia l’età che avrebbe una missione precisa: la scoperta della propria identità e del proprio talento”.

L’adulto non vuole cedere nessuna posizione. Ecco dunque di chi è la responsabilità e di chi non accetta di cambiare. “Eppure questa è un’epoca di cambiamenti – tutto sta mutando, come leggiamo, come scriviamo, come nasce un’amicizia e un amore, come studiamo e come viaggiamo – di cui gli interpreti migliori sono proprio quelli che si vorrebbero escludere”.

È l’immobilismo delle generazioni adulte una delle cause delle difficoltà dei giovani: a cominciare da quando un bambino viene messo alla luce, sommerso sin da subito da attese e norme di riferimento che non hanno confronti, ai progressi evolutivi che non sono altro che orgoglio per i genitori, e poi performance scolastiche o di desideri indotti dal mercato fin dai primi anni di vita. Sono così addestrati a rispondere a delle norme che sono altro da sé. Per continuare verso il periodo dell’adolescenza, che è sempre visto come periodo problematico, a rischio, trasgressivo, e la sua fame di esperienza vista con sospetto oppure inibita al contrario dei loro corpi, rubati dal mercato, per farne uso di consumo dello stesso e per gli adulti.

Infine, si arriva al periodo dell’“umiliazione” dei giovani: nei colloqui di lavoro, nella considerazione di cosa hanno studiato, nella gratuità di tutto quello che dovrebbero fare, nelle mansioni loro affidate, negli abusi di potere che devono subire, purtroppo anche con richieste anche di natura sessuale.

Dalla critica a questo immobilismo di fondo, a questa società sterile, “è necessario” che gli adulti incomincino ad imparare dai più giovani, incomincino a dialogare con loro, incomincino ad ascoltarli e ad affidarsi a loro per scoprire e sperimentare.

Esiste la convinzione… secondo me sbagliata… che la poesia sia di difficile comprensione se non quando si è raggiunta l’età adulta: all’interno della quale sono davvero molte le cose che cambiano, anche se si ha la sensazione che tutto rimanga com’è. Sono convintissimo che i giovani hanno una grande senbilità e percezione nell’emozionarsi alla lettura di una poesia o al suo ascolto… e nel “vivere” le sensazioni che l’autore vorrebbe trasmettere.

Non siamo in presenza di una gioventù rovinata, come spesso mi capita di sentir sentenziare in giro per il mondo: siamo invece in presenza di una gioventù che chiede avidamente di possedere qualche chiave di lettura che apra in loro la speranza; quella che noi abbiamo perso da molto tempo e che stiamo togliendo a loro.

La poesia cambia e lo fa profondamente, come del resto accade nella vita quotidiana: quando impariamo che possiamo anche apprendere qualcosa da coloro che crediamo siano rimasti solo ad ascoltarci.

Ecco perché invito gli adulti e i genitori a fermarsi, guardare meno attorno e di più dentro se stessi. Fare silenzio ed ascoltare quello che i nostri giovani ci chiedono, anche sottovoce.

Fanno bene i giovani a migliorare lo spirito di adattamento al poco (e spesso male) che viene a loro offerto, ma non è certo costringendo le nuove generazioni a dare di meno rispetto a quanto potrebbero e a rivedere al ribasso le proprie aspirazioni di realizzazione professionale e di vita che l’Italia può tornare a crescere ed essere competitiva.

Forse la politica finora ha fallito anche perché ha sbagliato impostazione: non si tratta di “restituire un futuro” di un qualche tipo ai giovani, ma di mettere nel presente le nuove generazioni nelle condizioni di costruirselo il futuro: il proprio e quello dell’intero paese. L’alternativa, sempre più presa in considerazione, è un futuro altrove.

Ma non vi deve essere contrapposizione tra adulti e giovani, bensì collaborazione e comprensione reciproca: saper cogliere l’un l’altro le caratteristiche migliori, l’esperienza e la pacatezza dell’adulto ma affiancato dall’intraprendenza e la capacità innovativa dei giovani. Un’immagine della felicità e serenità che si realizza nel ricongiungimento tra i genitori e i figli, tra adulti e giovani che camminano insieme verso un futuro di libertà e di pace.

I nostri figli, i nostri giovani, sono un dono, un regalo. Ciascuno è unico e irripetibile.

Oggi sembra più difficile per i giovani immaginare il loro futuro: disoccupazione, crisi, terrorismo, intolleranza… ma loro non devono aver paura dell’impegno di costruire un mondo nuovo: è giusto per loro desiderare che sia migliore di quello che hanno ricevuto! Ma questo va fatto senza arroganza, senza presunzione. Ma con umiltà, con piccoli passi. Ma uniti saranno un’onda che coinvolgerà tutta la società per creare un futuro migliore.

Concludendo questa mia lunga analisi, i giovani hanno bisogno di guide sicure e di figure da prendere come esempio e riferimento. Di maestri veri, di educatori autentici e spassionati senza secondi fini politici, sessuali, economici o religiosi. È questo che contribuisce ai giovani di crescere nella loro umanità ed esperienza: mantenendo sempre immutato il loro spirito libero e la loro voglia di scoprire ed osare ad andare “oltre” per migliorarsi e migliorare la società.

Incontrasi giovani ed adulti. – Questa è la sfida che ci sta davanti – come società – alle soglie del terzo millennio: una sfida educativa, una sfida di convivenza, per migliorare noi stessi ed il futuro del nostro Mondo!

I giovani di oggi devono poter vedere il futuro con speranza, piuttosto che con disillusione: nel giusto realismo con spirito positivo e voglia di osare. Senza un latente pessimismo e rimpianto frutto di ostacoli sul loro cammino.

Mi permetto di concludere questa mia personale analisi con una poesia dedicata ad i giovani.

Ai nostri giovani

Dedicata ai giovani,

credo in loro

nella loro ansia di vita.

Nell’ombra di un vuoto

riflessa nel muro dove

hanno dipinto le loro fantasie.

Un murales, con dentro il colore di un sole.

Credo nei giovani

nei loro jeans strappati, nelle loro canzoni,

nella rabbia che hanno

verso chi si sente padrone

di un futuro che non gli appartiene,

Che appartiene a loro,

in chi non li capisce,

in chi non si ricorda di avere amato,

odiato, sbattuto i pugni sulla porta

della vita.

Amo i giovani,

le loro voci

il suono della loro presenza.

Chi non li vuole,

trova pretesti per gettare fango su di loro,

mentre getta rifiuti e mozziconi dalla finestra.

Difendo i giovani,

e quell’allegra presenza riempie

il vuoto dell’aria soffocante

e pregna di un vuoto moralismo

di un vuoto di ideali.

Piena solo di opportunismo

E vuota di opportunità.

Aiutiamoli a crescere

ed a capire che siamo con loro,

che crediamo in loro

Aiutateci

a incontrarci

e capire che siete voi il nostro futuro.

(Giuseppe Milella)

SI RINGRAZIA IL POETA. Non ci sono parole.

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