Il luglio del terrore non è ancora finito

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Ancora 80 morti a Kabul. Per poi tornare con la mente ai nuovi sviluppi in Germania: una bomba ad Ansbach e un machete folle a Reutlingen…
Certo, le vittime tedesche sono molto meno e non sarebbe logico affermare che c’è un’unica cabina di regia…
Ma ciò che colpisce è che si è formata una nuova ideologia della morte. Un’area ideologica comune.
E mentre a Kabul un Isis vero e politico ha posto fine alla “marcia della luce” degli sciiti, nella più lontana Germania sono alcuni figli delle periferie ed alcuni rifugiati ad essere trascinati, dopo i fatti di Monaco, al creare un nuovo clima suicida e di terrore.
Per carità, sembra assurdo. È tutto da verificare. Si farebbe a gara per far finta di non capire e di non vedere. E magari a Bari transitano uomini nell’ombra come nulla fosse.
Ma non solo potenziali suicidi: ma anche coloro che istigano e fanno affari sul terrore. Gente cui non si vuol parlare: perché smonterebbero il giocattolo buonista europeo.
Inutile, però, prendersi in giro: esiste una ideologia della morte. Esiste un disprezzo delle vite degli altri e della propria. E una speculazione occulta.
Tale ideologia va studiata, definita, controllata, bloccata, estirpata.
E non è detto che necessiti di una sola cabina di regia.

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